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Fotografia Europea. Refoto: Quando la fotografia diventa sociale

La fotografia come strumento di osservazione e relazione per raccontare esperienze legate alla salute mentale e alla vulnerabilità sociale. E’ questo l’approccio che ha portato alla realizzazione del progetto fotografico “ESP e Drop-In. Dove l’incontro diventa cura” realizzato nell’ambito di Fotografia Europea da undici fotografi del Laboratorio Sociale dell’Associazione Refoto di Reggio Emilia in collaborazione con il Dipartimento ad Attività Integrata di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche – AUSL di Reggio Emilia. Curata da Alberto Cucchi, la mostra che sabato 2 maggio alle 17 sarà inaugurata negli spazi della ex sede Aci di via Secchi 11, propone fino al 24 maggio un percorso interattivo con immagini, installazioni e video che offrono una lettura partecipata dei temi trattati. Sei autori hanno documentato il ruolo degli Esperti in Supporto tra Pari, evidenziando il valore della peer education e il contrasto allo stigma. Altri cinque hanno esplorato la struttura Drop-In di via Bocconi a Reggio Emilia, spazio di accoglienza e riduzione del danno. Ne emerge una narrazione corale su cura e inclusione.

I fotografi di Refoto coinvolti in questo intenso percorso umano e artistico sono Ciro Bedin, Daniele Bigi, Francesco Faedda, Cristina Mantovi, Domenico Menza, Andrea Monti, Francesca Mori, Antonella Pietragalla, Anna Prodi, Ludovico Romboli e Barbara Vigilante.

“L’Azienda AUSL – IRCCS di Reggio Emilia, attraverso il Dipartimento ad Attività Integrata di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche – dice Gian Maria Galeazzi, direttore del dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche –  ha accolto con particolare favore questo progetto realizzato con Refoto. Le immagini nascono da incontri nei luoghi della cura e custodiscono tracce di storie, dove “fantasmi del quotidiano” si fanno presenza animata, e possono trasformarsi, nella relazione, in immaginazione, capacità di futuro e possibilità di salute. In questo passaggio si coglie un valore profondo del progetto: una pratica della cura che si apre allo sguardo, alla cultura e alla condivisione, restituendo alla fragilità una forma nuova, capace di farsi anche, specialmente, fantastica”.

Il Laboratorio di Fotografia Sociale di Refoto, associazione affiliata ad Arci, nasce nel 2018, a seguito di un percorso formativo condotto da fotografi impegnati nel sociale, insieme a psicologi, sociologi e mediatori culturali. Le tematiche affrontate all’interno del laboratorio sono ampie e difficilmente catalogabili, così come lo sono le realtà che intendono raccontare. I progetti possono concentrarsi su intere comunità oppure su singoli individui; esplorare le diverse fasi della vita, come l’infanzia o la terza età; raccontare storie uniche legate a persone o contesti specifici; osservare il mondo del lavoro o approfondire temi sociali particolari. In alcuni casi, lo sguardo si rivolge anche alla dimensione più intima e personale dello stesso fotografo.

In questo ambito, la sensibilità e la capacità di osservazione del fotografo sono fondamentali: ogni immagine richiede la capacità di tradurre in forma visiva emozioni, relazioni e aspetti psicologici complessi. Altrettanto centrale è la qualità della relazione tra fotografo e soggetto. Il fotografo è chiamato ad agire con consapevolezza, interrogandosi sulle motivazioni che lo spingono ad affrontare temi spesso delicati, che possono sollevare importanti questioni etiche.