QUESTO 25 APRILE
Ci sono canzoni che chiedono di essere cantate, anche se le parole e la musica che le compongono non sono ancora scritte. Esistono prima ancora di essere composte.
Abbiamo voluto un carosello con alcune di quelle canzoni perchè il 25 aprile è il giorno giusto per cantarle, per dire che è il giorno giusto, per ricominciare a cantarle o per non smettere mai.
Dalla chitarra di Woody Guthrie con la scritta “This machine Kills Fascist” a quella di Tom Morello c’è più di un filo rosso.Tom Joad e Teresa sono la stessa persona e si chiama Disturbance, uno schiavo della ciurma anemica che rema a bordo del galeone di Belgrado Pedrini. Le parole di Gill Scott Heron e Pierpaolo Capovilla, di Thurston Moore e Kim Gordon, sono paletti che tengono separato il giusto dallo sbagliato.
Le canzoni di protesta questo fanno, restituiscono ai fatti la loro vera natura.
Sono forti, sopravvivono al tempo e alla geografia delle distanze, le lingue per loro non sono barriere.
Rimangono quando i giornali hanno voltato pagina.
Youth Against Fascism, Sonic Youth – “We’re banging pots and pans to make you understand”
The Revolution Will Not Be Televised, Gill Scott Heron – “The revolution will not be televised”
Street fighting man, The Rolling Stones – “Hey, said my name is called Disturbance”
Streets of Minneapolis, Bruce Springsteen – “We’ll take our stand for this land”
Bella Italia, Tre allegri ragazzi morti – “E niente mi fa paura”
Compagna Teresa, Il Teatro degli Orrori – “Rincorrere i sogni ci ha sempre portato fortuna”
Il Galeone, Belgrado Pedrini – “O chini a remar morremo”
Buon 25 aprile a tutti
Arci Reggio Emilia

































































































































































