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25 APRILE – La liberazione non è scontata

La liberazione non è scontata

Il 25 aprile attraversa il tempo.
Non è solo la memoria della fine dell’occupazione nazifascista, ma il punto di origine della Repubblica e della sua Costituzione.

Nel 2026 questo passaggio assume un significato ulteriore: a ottant’anni dalla nascita della Repubblica, il legame tra Liberazione, antifascismo e Costituzione non è un dato acquisito, ma qualcosa che va continuamente riaffermato.

La Costituzione italiana nasce infatti da un processo di liberazione. Non è solo un testo giuridico, ma l’esito politico di una rottura: quella con il fascismo, con la guerra, con un’idea autoritaria dello Stato e della società. In questo senso, l’antifascismo non è una memoria chiusa, ma un principio costitutivo della democrazia.

Oggi questo principio si misura con un contesto diverso, ma non meno complesso. In Italia e in molti altri paesi si moltiplicano segnali che riguardano la qualità dello spazio democratico: limitazioni al diritto di manifestare, criminalizzazione del dissenso, delegittimazione di movimenti e soggettività critiche, uso sempre più estensivo delle categorie di sicurezza e ordine pubblico.

Allo stesso tempo, anche il linguaggio della liberazione subisce uno slittamento. Viene utilizzato per giustificare interventi militari, disuguaglianze economiche e nuove forme di dominio, spesso all’interno di una cornice globale segnata da rapporti di forza asimmetrici e da una persistente eredità coloniale.

È in questo spazio che il 25 aprile torna a essere un terreno politico.

Riaffermare che la liberazione non è scontata significa prima di tutto sottrarre questa parola a un uso improprio. Significa riconoscere che la liberazione non coincide con l’imposizione di un ordine, né con la compressione dei diritti, ma con processi collettivi che allargano lo spazio della libertà e della partecipazione.

Significa anche ribadire che il dissenso non è un elemento estraneo alla democrazia, ma una sua condizione. Senza conflitto, senza possibilità di esprimere critica e opposizione, viene meno uno dei presupposti fondamentali su cui si regge l’impianto costituzionale.

Per questo l’antifascismo, oggi, non può essere ridotto a una dimensione commemorativa. È un orientamento che riguarda il presente: il modo in cui si interpretano i diritti, il ruolo delle istituzioni, la legittimità delle pratiche sociali e politiche.

In questo senso, anche ciò che accade oggi nello spazio pubblico conta.
Le mobilitazioni, i percorsi collettivi, le forme di partecipazione che attraversano i territori non sono un elemento accessorio, ma parte di quella stessa tensione democratica che la Liberazione ha reso possibile.

La recente partecipazione attorno ai referendum, le giornate di confronto e mobilitazione promosse dall’Arci, i percorsi come No Kings, che mettono al centro il rifiuto di ogni deriva autoritaria e la difesa dei diritti, indicano che esiste ancora uno spazio di attivazione e di presa di parola. Uno spazio che non è dato una volta per tutte, ma che va praticato.

È dentro questa continuità, tra storia e presente, tra memoria e conflitto, che il 25 aprile mantiene il suo significato.

La campagna promossa da ARCI per il 25 aprile 2026, realizzata da Futurevox, si muove in questa direzione. Attraverso un linguaggio visivo contemporaneo, che richiama le forme della comunicazione politica della Resistenza ma le rielabora in chiave attuale, mette al centro il tema della liberazione come processo aperto.

Uno stile che intreccia memoria e presente: da un lato il richiamo ai linguaggi del passato, dall’altro una composizione grafica che parla del mondo di oggi, delle sue fratture e delle sue contraddizioni.

Non si tratta di aggiornare una ricorrenza, ma di restituirle il suo carattere originario: quello di un passaggio che continua a interrogare il presente.

Il 25 aprile, in questo senso, non è solo una data.
È uno spazio politico in cui si ridefiniscono parole, diritti e possibilità.

E proprio per questo, ancora oggi, la liberazione non è scontata.