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Il Rondò diventa Rondòff. Con Murubutu, Zamboni e Collini

Il Rondò di Cavazzoli, tempio del ballo liscio e storico circolo Arci, mostra il suo volto inedito e inaspettato e diventa crocevia di nuovi linguaggi con Rondòff: rassegna musicale (ma non solo) di “mondi reggiani paralleli”, come recita il sottotitolo di questo nuovo format pensato dal circolo in collaborazione con Arci. Quattro appuntamenti che a partire dal prossimo mese di marzo porteranno a Cavazzoli il rapper Murubutu (4 marzo), Massimo Zamboni (26 marzo) e Max Collini (9 aprile). Ma anche lo spettacolo su Adriano Olivetti portato in scena dalla regia di Gianni Furlani (19 marzo).
Tra recital e canzoni, reading e immagini, Rondòff si muove in un caleidoscopio di linguaggi, raccoglie suoni e voci della nostra terra in continuità ideale con il luogo che le ospita, il circolo Arci di via Rinaldi fondato nel 1969.

Taglio del nastro il 4 marzo e inizio delle prevendite già avviate per Murubutu (online: ticketland1000.com e preso sede dell’Arci in viale Ramazzini, 72 dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 17.30, dal lunedì al venerdì).

Alessio Mariani aka Murubutu, uno dei migliori rapper italiani, porterà in scena Antologia di Rapconti illustrati, spettacolo che intreccia canzoni, parole, letture e le illustrazioni dal vivo di Roby il Pettiroso. E’ una presentazione interattiva tratta dal nuovo libro illustrato con le sue canzoni, alcune letture di testi scelti dall’artista, accompagnato dalla splendida voce della corista Dia e dai live paintings di Ernesto Anderle aka Roby il Pettirosso che ha curato e illustrato il volume pubblicato proprio in questi giorni per Becco Giallo.

Al centro del reading-concerto di Massimo Zamboni il 26 marzo sarà, L’eco di uno sparo, libro che l’ex Cccp ha pubblicato con Einaudi per raccontare una storia dolorosa, rimasta a lungo sepolta. Quella del nonno Ulisse squadrista membro di un direttorio fascista morto nel febbraio 1944. Zamboni (voce, chitarra acustica ed elettrica) sarà accompagnato, fra note e letture del libro, da Cristiano Roversi (stick bass, basso e synths).

Il 9 aprile Max Collini (Offlaga Disco Pax e Spartiti) legge l’indie italiano degli anni dieci. Collini recita, legge, racconta testi, modi, tempi, metodi e linguaggio di ciò che viene chiamato indie e come sia cambiato nel corso di questo decennio. Come alcuni gruppi considerassero il loro punto di arrivo riempire il piccolo Covo club di Bologna per poi ritrovarsi a mandare “completamente sold out” il Forum di Assago e altri luoghi prima frequentati solo per vedere le partite di basket. Cosa abbia reso possibile il fatto che il principe dell’indipendenza, sua maestà Manuel Agnelli, sia finito a fare il giudice a X Factor e un figliuol prodigo di quella storia, Lodo Guenzi, pure. In mezzo Calcutta, Coez, Coma Cose, i Cani, Gazzelle, Lo Stato Sociale, Achille Lauro, Young Signorino e chi più ne ha più ne metta. Il nuovo pop, il vecchio cantautorato, la trap romagnola, le parole, i testi, le note, ma anche lo sconforto, l’invidia, l’ironia e, a tratti, l’ammirazione.
Tra i mondi reggiani paralleli che compongono Rondòff c’è anche il teatro civile di Gianni Furlani che firma la regia di uno spettacolo dedicato ad Adriano Olivetti. In me non c’è che futuro, questo il titolo della piece, racconta la storia del grande imprenditore Olivetti che raccolse gli insegnamenti del padre, fondatore della prima fabbrica italiana di macchine per scrivere, per trasformare la Olivetti in una grande azienda internazionale con oltre 70mila dipendenti in tutto il mondo.