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Cultura  

CULTURE E LIBERTA’
 Alcuni spunti sull'idea della cultura dell'Arci

1)      come cambiano le relazioni tra le persone nella società odierna

-        un punto di vista sociologico sulle nuove relazioni tra le persone e sugli stili di vita

-         le nuove forme familiari

-         la valorizzazione delle differenze

-         la questione della solitudine urbana e la risposta possibile di una cultura della socialità e della reciprocità

 

Noi diciamo: è possibile vivere meglio scegliendo i propri rapporti e le proprie relazioni con il resto del mondo, con le persone con cui esiste uno scambio relazionale, con la propria identità di genere; è possibile se il quadro culturale e sociale lo consente. Per questo è importante capire che spazio ha una cultura libertaria e responsabile di gestione della propria vita in rapporto con le rigidità attuali delle nostre società (lavoro, orari, organizzazione delle città, divisione dei ruoli, riti collettivi, ecc.) ripensando anche politiche pubbliche che facilitino il diritto di "libera scelta".

In questo ambito va inserita la necessità di ragionare su nuove forme di socialità e solidarietà urbana che, spesso tramite le attività culturali, siano una risposta positiva a tutte le nuove solitudini tipiche di una società postindustriale.

2)      monocultura o società delle culture ?

-         analisi della perdita della biodiversità culturale nel mondo (scomparsa di popolazioni e lingue)

-         la cittadinanza europea questa sconosciuta e il concetto di diritti culturali

-         i rischi di una monocultura basata sul modello unico americano

-         la globalizzazione nella cultura: problemi e potenzialità

-         il rapporto tra la nostra identità e le culture del mondo nel tempo della comunicazione e delle migrazioni 

Noi diciamo: non possiamo annullare le differenze culturali perché individui identici sono portati all'autodistruzione intellettuale esattamente come la scomparsa di molte specie biologiche rende tutta la natura attaccabile da un solo virus.

La monocultura è quindi un pericolo mortale per la specie umana: la "comunicazione" è un'opportunità straordinaria ma non può essere a senso unico, la stessa "semplificazione" dei processi economici e culturali non può essere guidata solo da criteri di facilitazione al consumo. Devono incrociarsi alle dinamiche culturali gli orizzonti di una nuova ecologia umana con tanto di valutazione dell'impatto culturale di ogni scelta compiuta.

In pratica questo significa che nei luoghi del mondo dove lavoriamo e nella pratica della cooperazione decentrata non possiamo prescindere dalla difesa della biodiversità culturale così come tutte le operazioni culturali e le attività che svolgiamo (senza protezionismi inutili) devono orientarsi a favore della difesa del diritto di cittadinanza di tutte le diversità.

3)      rivoluzione tecnologica e produzione culturale

-         cosa cambia nella cultura e nelle relazioni con le nuove tecnologie

-         potenzialità del webworld rispetto ai nuovi modelli di distribuzione e produzione culturale

-         Italia possibile protagonista mondiale della produzione di contenuti per la rete

-         la questione dell’alfabetizzazione tecnologica

-         mezzi di comunicazione vs spazi di comunicazione?

Noi diciamo: la rivoluzione tecnologica è una grande opportunità di sviluppo e di liberazione ma occorre ben ricordare che si tratta di uno "strumento" non neutro e il suo uso, il suo controllo, le sue dinamiche possono essere liberatorie o favorire la concentrazione e l’esclusione. Ribellarsi ad una rete che, da strumento di libertà,  diventa strumento di dominazione culturale è più che sano!

Così come va ribadito che i "mezzi" di comunicazione non possono fare a meno degli "spazi" della socialità e della presa di coscienza e anzi ne possono essere degli straordinari mentori.

Per questo è importante cogliere tutte le opportunità di liberazione che da questa rivoluzione partono anche per il mondo della cultura (distribuzione più libera delle opere, contaminazione, conoscenza, ecc.) e, nello stesso tempo, non bisogna avere paura delle proprie ombre ma percorrere le strade dell'innovazione anche allo scopo di favorire la libera iniziativa personale o di gruppo, d’impresa.

Inoltre, in un quadro mondiale, l'Italia può avere un ruolo decisivo nella costruzione di "contenuto" per la rete; questa propensione va naturalmente aiutata e favorita.

4)      cultura, prerogativa e traino dell’occupazione e dello sviluppo locale 

-         il terzo settore culturale

-         il ruolo dei presidi culturali e delle reti locali per lo sviluppo del territorio con particolare attenzione al rapporto tra centri e periferie e allo sviluppo delle aree deboli

-         ricchezza senza cultura: il nuovo disagio

-         nuovi profili professionali nell’ambito culturale e nuova occupazione

-         l’offerta e la domanda di nuova formazione

Noi diciamo: la cultura non è solo il principale "prodotto" che abbiamo a disposizione in questo paese ma qualcosa di più – almeno quando si opera per la sua promozione diffusa - diviene il principale elemento di creazione di coesione sociale in una comunità.

In questo senso, rispetto al rapporto tra sviluppo e comunità locali, risulta chiaro come il ruolo terzo settore culturale sia oggi sottodimensionato rispetto alle esigenze; sia nelle realtà dove occorre creare sviluppo dolce essendo improponibili nuovi interventi industriali, sia in quelle dove la ricchezza non manca e anzi il nuovo disagio si nutre di questa ricchezza slegata dalla cultura.

In questi ambiti sono nati nuovi profili professionali – spesso formatisi nelle realtà non profit - che oggi sono decisivi per uno sviluppo compatibile del nostro territorio; questi profili insistono in campi importanti come quelli della socialità, della comunicazione, del turismo, dello spettacolo: occorre fare di più per liberarli e favorirli.

Le istituzioni debbono avere maggiore fantasia e minori intenti proibizionisti, allo scopo di promuovere azioni di quadro per liberare queste forze e produrre il risanamento di interi territori, di città, di quartieri con il coinvolgimento di tutte le energie locali.

Le attività culturali e di socialità non sono certo degli optional, oggi rappresentano una grande potenzialità occupazionale e un modo diverso di vivere le città e di favorire l’incontro tra linguaggi differenti. Si tratta, in pratica, della vera unica alternativa alla messa in atto di  politiche di rapina del territorio e di ordine pubblico: le città sono insicure? costruiamo più carceri;  c'è poco lavoro? chiediamo al mercato di costruire nuovi palazzi e nuove strutture inutili che a loro volta creeranno altra emarginazione. E’ il momento di provare a trovare soluzioni differenti.

 

 

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